Cos’è l’impronta ecologica e come si calcola?

Negli ultimi anni è aumentata la consapevolezza (anche se forse ancora non sufficiente a gestire ed affrontare prontamente il fenomeno) di quanto l’uomo consumi troppo e male. Il problema delle risorse naturali, dell’inquinamento e della tutela dell’ambiente sono sempre più centrali nelle agende politiche dei governi nazionali e delle associazioni internazionali. Si percepisce quindi un problema, un dato di fatto tra un consumo intensivo e privo di limiti che porta non all’utilizzo ma allo sfruttamento delle risorse naturali, senza un minimo di attenzione al presente e al futuro.

La preoccupazione maggiore, infatti, è legata sia all’esaurimento a breve termine delle risorse sia alle condizioni in cui lasceremo il pianeta alle generazioni che verranno. Il pianeta terra ha al suo interno strumenti e processi per assorbire e smaltire l’inquinamento, ma queste non sono più sufficienti perché lo sfruttamento delle risorse da parte dell’uomo ha raggiunto livelli impensabili, imboccando probabilmente una via di non ritorno.

Che cos’è l’impronta ecologica

Per tutte queste ragioni si è definita la cosiddetta impronta ecologica, ovvero un indicatore in grado di esprimere quanto ogni uomo consuma in rapporto alle possibilità del pianeta terra di sostenere tale consumo. Se è da anni che ci si interroga su questi fenomeni, provando anche a sviluppare soluzioni definitive o in alcuni casi anche ‘solo’ palliative, si deve riconosce che l’impronta ecologica ha portato ad un cambiamento della prospettiva. Ora non si ragiona più in funzione dell’uomo e di quanto egli può consumare, ma si valuta il fenomeno in base ad una porzione di territorio e quanto questa possa sostenere un determinato stile di vita.

Come calcolarla

Detto in maniera più chiara con l’impronta ecologica si va a calcolare quanto spazio di terra serve ad un individuo (o un insieme di individui come può essere una famiglia o una nazione) per utilizzare in maniera sana e sostenibile dalla natura le risorse che egli consuma.

Per effettuare questo calcolo si utilizzano cinque differenti categorie: abitazioni – alimenti – beni di consumo – servizi – trasporti). Ognuna di queste categorie ha una specifica impronta; per consumare un tot di carne, ad esempio, si necessita di un tot di metri quadri per la produzione e il mantenimento di questi determinati beni e per lo smaltimento dei rifiuti prodotti. Tale calcolo viene svolto su ogni categoria, valutando tutta l’energia necessaria per arrivare alla realizzazione finale di quel bene o servizio.

Successivamente si associa un valore proporzionale a livello mondiale in grado di stabilire quale spazio si necessita per la produzione di biomassa da parte di un singolo individuo o di una comunità. In questo modo si hanno a disposizione dati analizzabili e confrontabili sui quali sviluppare strategie e politiche atte a ridurre i consumi ingiustificati e a migliorare la qualità dell’ambiente.

Quello dell’impronta ecologica è uno dei tanti strumenti di analisi di un problema molto diffuso e molto spesso ignorato perché, solo apparentemente, non va ad intaccare gli interessi personali. In realtà questo è un ragionamento miope incapace di avere una visione d’insieme di un fenomeno molto articolato che coinvolge tutti e le cui tragiche conseguenze riguardano, inevitabilmente, tutti.