Ecopunto: aprire un’azienda di riciclaggio della plastica

Diciamoci la verità: per quanto utile e indiscusso segno di un buon senso civico, fare la raccolta differenziata è un po’ fastidioso.

Probabilmente però se, oltre alla consapevolezza di creare un mondo migliore (o quanto meno di provare a mantenerlo in salute) si avesse un altro tipo di riscontro, ci impegneremmo tutti un po’ di più.

Che ne dite allora di ricevere una piccola ricompensa in denaro per la consegna di rifiuti in plastica o in carta? E’ esattamente ciò che avviene negli ecopunto…

Cos’è un ecopunto?

Che sia qualcosa di connesso all’ecologia è facilmente comprensibile. Quello che in pochi sanno è che in questi franchising, (sì, si tratta di attività commerciali in piena regola) si può ricevere un compenso quando si portano e si consegnano agli addetti i propri rifiuti in plastica o in carta.

La remunerazione si basa su un tariffario fisso, stabilito a monte ed ovviamente non ritoccabile e non discutibile (per molti materiali, ad esempio il ferro ed i suoi derivati, esistono dei veri e propri indici di quotazione in borsa. Il commerciante quindi poco o niente può fare per adeguare il prezzo alle vostre eventuali richieste o lamentele). Sappiate comunque che orientativamente un chilo del vostro alluminio, ad esempio, potrebbe valere 0,40 centesimi.

Se deciderete di avvalervi dei servizi di un ecopunto non aspettatevi quindi di ricavare grossi guadagni: vedetelo magari come un aiuto per arrivare a fine mese, ma niente di più.

Mettersi in affari: come avviare un ecopunto?

Adesso consideriamo la cosa da un altro punto di vista. Se siete veramente stanchi di cercare il lavoro fisso e ben retribuito che tanto non arriva mai, se, nonostante non siate più giovanissimi, non avete ancora trovato una sistemazione degna di nota e sostenere le spese minime mensili è per voi un vero e proprio terno al lotto, considerate l’idea di mettervi in proprio, magari avviando un ecopunto.

Questa attività infatti non è di sicuro la prima che viene in mente a chi decide di mettersi in affari e, a fronte di una spesa iniziale non particolarmente esosa, vi troverete a portare a casa un discreto gruzzoletto e, cosa abbastanza importante, a non dover badare più di tanto alla concorrenza.

Si parlava di spesa iniziale: ebbene sì, anche in  questo caso è necessario investire qualcosa prima di vedere maturare nel portafogli il frutto del vostro lavoro. Per aprire un ecopunto bisognerebbe disporre infatti di un capitale pari a circa 10 mila euro.

Vi sembra una grossa somma in rapporto al genere di attività? Non lo è se considerate che tale cifra verrà, a meno che non siate particolarmente fortunati, stanziata quasi per intero per assolvere a tutti i vostri obblighi legali (le pratiche burocratiche da portare a termine, le royalties che almeno per i primi 12 mesi di esercizio della professione sarete costretti a pagare ed in ultimo la frequenza obbligatoria ad un corso sul riciclo dei rifiuti) e per acquistare i ferri del mestiere (imprescindibile è la presenza di una compattatrice e se deciderete di smaltire anche i rifiuti in carta non potrete esimervi dall’acquisto di una pressa. Ovviamente vi servirà anche una buona bilancia visto e considerato che pagherete al chilo i materiali di riciclo consegnativi dagli utenti).

Franchising riciclo

Adesso però diciamoci la verità: questa idea non è proprio il massimo dell’originalità: chi non ha mai avuto a che fare con robivecchi, ferrivecchi, e via discorrendo? Ciò che imprime alla trovata una ventata di novità è semmai l’intenzione di fare di questi antichi, e forse sottovalutati, mestieri un franchising. La società Recoplastica, la prima a mettere su una vera e propria catena di negozi impegnata nel riciclo di plastiche, sta già raccogliendo i primi frutti (e le prime tonnellate di immondizia) e non a caso ha dato vita ad un’attività che ad oggi sembra attraversare un’inarrestabile fase di espansione.

Come fare per aggregarsi? Niente di più semplice: basterà innanzitutto procurarsi un locale bipartito tra bottega e magazzino (150-200 metri quadri in totale, di cui una cinquantina destinata ad area di contatto con il pubblico. Niente di esagerato insomma). L’ecopunto, da specifica richiesta dell’azienda detentrice del marchio, dovrà essere dotata di un posteggio abbastanza capiente (è ovvio che soprattutto nelle città più trafficate, l’utente appesantito da un carico non voglia percorrere chilometri e chilometri a piedi con i fardelli di spazzatura, oppure girare ininterrottamente alla ricerca di un pertugio in cui poter posteggiare la macchina) e deve essere collocato in un posto abbastanza visibile, centrale della città di riferimento (già è un’attività poco conosciuta, se fate anche i timidi la speranza di guadagnare qualcosa va a farsi benedire). La destinazione urbanistica di questa attività, salvi casi del tutto eccezionali, dovrà poi essere di tipo industriale oppure ancora artigianale.

Come aprire un ecopunto

Per quanto riguarda infine le caratteristiche che dovrebbe possedere il titolare dell’attività, si richiede il non coinvolgimento in processi penali, la capacità di lavorare in cooperazione e la disponibilità a frequentare corsi di formazione ed eventuali seminari di aggiornamento. Se siete in possesso di queste caratteristiche, non dovete far altro che inviare una mail di segnalazione a franchising@recoplastica.com, oppure all’indirizzo cooperazione@recoplastica.com.

E adesso, dulcis in fundo, rispondiamo alle domande che sicuramente vi state ponendo sin da quando avete iniziato a leggere questo articolo: l’attività in questione può considerarsi solida? Il tornaconto economico è garantito? Quanto si guadagna? Possiamo dire che di sicuro questa attività, per quanto “innovativa” sia già abbastanza solida. Le persone infatti, come detto in precedenza, tra buttare i rifiuti ed essere pagate per buttare i rifiuti, tendono a scegliere (ma dai!) questa opzione. Tutto sta, dato che si tratta di un settore non molto conosciuto del commercio, nel rendersi ben visibili (cosa che non a caso la Recoplastica vi chiede di fare). Il tornaconto economico quindi se non proprio garantito al 1000% è quanto meno più che probabile.

Quanto guadagnare con il riciclo? In caso di attività ben avviata (cosa che tra le altre significa anche avere dei buoni contatti con una delle tante aziende impegnate nel riciclo e nella lavorazione della plastica e della carta), potrebbe aggirarsi sui 2000/2500 euro mensili che, è il caso di dirlo, non sono proprio da buttare via…