Che cos’è l’energia geotermica?

Meno nota di altre forme di energia, quella geotermica è una delle soluzioni più diffuse in Italia, soprattutto nella regione Toscana (nelle sole centrali di Lardello e Radicondoli vengono prodotti annualmente oltre 14400GJ di energia), Piemonte ed Emilia Romagna, dove sono localizzati i maggiori giacimenti di vapore naturali. L’energia geotermica, infatti, tramite apposite centrali, sfrutta il calore emanato dalla Terra estraendo e convertendo energia dal vapore.

Tipologie di recupero del calore

Esistono tre diverse tipologie di impianti per il recupero e la conversione del calore presente nel sottosuolo della Terra e sono la geotermia classica, quella a media entalpia e quella a bassa entalpia. Vediamo quali sono le principali differenze.

La geotermia classica e a media entalpia

Quando si parla di geotermia classica ci si riferisce a quei serbatoi geotermici che sono ad alta empatia e che sono installati in quelle zone coinvolte da fenomeni tettonici o vulcanici, dove le temperature superano i 150°. In questa particolari, zone, quindi, i gas e l’acqua scaldati nel sottosuolo arrivano in superficie con un’elevata pressione (soffioni o geyser) e vengono sfruttati per produrre energia. Spesso si immette in profondità dell’acqua fredda proprio per favorire questa reazione e produrre più energia.

Diversamente, invece, per i depositi a geotermia a media entalpia, dove le temperature sono tra i 90° e i 150° e il calore della Terra viene trasformato in apposite centrali dette ‘a ciclo binario’, dove viene utilizzato un fluido geotermico per vaporizzare un altro liquido che ha una temperatura di ebollizione minore rispetto all’acqua e che si espande in turbina; questo processo produce energia in maniera più redditizia rispetto agli altri.

Per la geotermia classica e quella a media entalpia ci sono da considerare i vantaggi legati ad un processo inesauribile se utilizzato nel modo corretto, in quanto non consuma delle materie prime. Allo stesso tempo però ci sono anche dei grossi limiti, come la necessità di dover smaltire le componenti inquinanti prodotte dal vapore, una manutenzione costosa degli impianti e l’impatto visivo antiestetico degli stessi.

La geotermia a bassa entalpia

La geotermia a bassa entalpia è quel processo sul quale si sta investendo di più. Essa lavora a temperature che si aggirano tra i 30° e i 90°. In realtà in questi casi non si produce energia elettrica vera e propria, ma questo processo può essere utilizzato per sfruttare l’energia termina del sottosuolo con la quale riscaldare edifici, piscine, serre, centri termali e altri impianti. Il principio di funzionamento è quello per cui in una stagione la temperatura esterna è diversa rispetto a quella del sottosuolo.

In questo caso i vantaggi economici di questi impianti sono maggiori rispetto ai primi due, con l’aggiunta di non avere problemi estetici per l’ambiente e per il territorio, in quanto tutte le strumentazioni sono sistemate sottoterra. Oltre a non richiedere particolari interventi di manutenzione, questi impianti hanno una disponibilità illimitata delle risorse, sono molto più sicuri e non producendo propriamente energia elettrica, l’utente finale che ne usufruisce non dovrà pagare i costi per la fornitura di questa energia.