Presa Schuko: storia della spina tedesca

Le prese sono tutte uguali? No, lo sappiamo benissimo, ma purtroppo il più delle volte ce ne accorgiamo soltanto quando constatiamo che non si adattano alle nostre esigenze. Parte a quel punto la ricerca disperata di adattatori di ogni tipo seguita nella maggior parte dei casi da una corsa al ferramenta sotto casa per comprare ciò che serve.

Una presa che offre qualche possibilità in più di evitare questi noiosi inconvenienti è la Schuko; la conoscete già?

La spina elettrica: cenni storici

Prima di poter parlare della Schuko è necessario fare una piccola premessa. In pochi sanno che in origine, parliamo ormai di un paio di secoli addietro, la spina elettrica veniva collocata all’interno delle mura domestiche (e già era una conquista) soltanto per permettere agli abitanti di una casa di illuminare adeguatamente le loro stanze. Non è un caso che all’epoca la presa venisse comunemente chiamata anche portalampada.

Soltanto agli albori del ‘900 qualcuno, alias Harvey Hubbell, pensò di rendere questo dispositivo appena più sicuro scindendolo in due parti: la presa vera e propria così come oggi la intendiamo (la femmina, ossia la componente perennemente esposta al contatto con l’elettricità) e la spina (detta anche maschio, estraibile all’occorrenza dalla presa ed esposta quindi soltanto temporaneamente al contatto con l’elettricità).

La presa Schuko: cosa c’è da sapere?

La presa Schuko è presente un po’ in tutte le case degli italiani. La sua origine, benché il nome abbia qualche sonorità che induce i più a pensare al Giappone, è tutta europea, tedesca per essere precisi. La presa in questione compirà a breve i suoi primi cento anni: il signor Albert Büttner depositò infatti il suo brevetto nell’ormai lontano 1926.

Se siete curiosi di sapere da dove deriva questo nome a dire il vero un po’ bislacco, vi accontenteremo subito: si tratta della fusione di due termini, Schutz e Kontakt, che in tedesco dovrebbero più o meno significare contatto di sicurezza. La Schuko è infatti dotata di un sistema di messa a terra ossia è stata progettata in maniera tale che in alcun modo l’utente possa accidentalmente toccare gli spinotti della presa e che comunque l’eventuale scossa ricavata da un uso maldestro della stessa possa non essere particolarmente nocivo.

In genere questi prodotti, non a caso, sono considerati tra i più sicuri presenti sul mercato, soprattutto se utilizzati insieme a prese progettate con gli stessi criteri. Ciò non significa che con le Schuko si sia liberi di fare bizzarri esperimenti: inserirla a forza in un’italiana da una decina di ampere può significare, ad esempio, arrecare qualche danno alla presa o vivere qualche esperienza poco simpatica.

Piccola chicca: le moderne Schuko constano di tre fori. In origine essi erano soltanto due.

Perché le prese Schuko riscuotono tanto successo?

Innanzitutto perché, come anticipato poco prima, sono tra le più sicure presenti sul mercato.

In secondo luogo perché ad oggi, non si sa per quale strana ragione, l’Europa ha unificato la moneta, ha abolito le frontiere, sembra sempre più propensa ad abbattere anche le barriere linguistiche, ma non è stata in grado di mettere a punto alcuna normativa che unificasse una volta per tutte i parametri relativi all’uso e alla produzione di prese domestiche (abbiamo così le italiane, le francesi, le tedesche…). La presa Schuko è in tal senso una sorta di ibrido capace di unire un po’ tutte le diverse caratteristiche delle varie tipologie di prese domestiche.

In ultimo, l’uso di questo oggetto sembra aver registrato un’impennata da quando, consapevoli di quanto appena esposto, molte aziende europee e straniere attive nella produzione e nell’esportazione di piccoli e grandi elettrodomestici, hanno scelto di corredare i loro prodotti con spine che funzionano soltanto se abbinate a Schuko.

Insomma: magari ci sfugge la dinamica, ma probabilmente qualcosa sta cambiando in tal senso e presto anche l’Europa potrà contare, se non altro, sull’impiego di prese uniformate a criteri standard